Booktherapy 

Curare con i libri

Biblioterapia significa curare con i libri e fa parte dell’esperienza psicoterapeutica, non è un metodo nuovo e, sono sicura, molti l’hanno già sperimentata senza saperlo.

I libri curano l’anima, ne alleviano il dolore, ne leniscono le pene, ci permettono di capire da dove hanno origine certi malesseri e trovare la chiave per combatterli.

Per questo un’intera sezione del Blog di Annaferrariscrittrice è dedicata proprio alla Booktherapy (o Biblioterapia). Segue quindi una panoramica generale della Booktherapy, introduttiva ai vari articoli che seguiranno.

La concezione che i libri siano terapeutici, siano capaci di curare è molto antica, l’esempio più noto di utilizzo di questa pratica lo troviamo presso gli antichi greci. Platone trascrisse i Dialoghi di Socrate per insegnare le parole del maestro, i suoi pensieri e migliorare la vita della Repubblica e degli individui. I dialoghi sono delle sedute psicoterapiche collettive e oserei dire archetipiche; il mito nasce per spiegare l’universo, ma esso ci mostra anche gangli inestricabili della psiche, come il complesso di Edipo, o il complesso di Medea. Gli antichi egizi nella biblioteca di Alessandria avevano una sezione per I libri che curano l’anima. E da allora i libri continuano a essere d’aiuto.

La letteratura in sé stessa, la scrittura quindi, è una forma di psicoterapia, di autoanalisi. Proprio così: è curativa, oltre che fonte di godimento. Grandi del pensiero, come Michel de Montaigne, filosofo del Rinascimento (XVI sec.) Blaise Pascal, il bambino prodigio francese del XVII sec., Sant’Agostino, il filosofo cristiano di Ippona, hanno saputo trarre dalle loro osservazioni del comportamento umano profondi insegnamenti riguardo i meccanismi dell’inconscio. Ai lettori contemporanei e non le raccolte dei loro pensieri appaiono compendi di saggezza e di conoscenza, oltre che di profonda consapevolezza; senza dubbio erano persone con grande capacità introspettiva, di robusta sintesi logica, profondamente onesti con sé stessi.

Il rapporto tra arte e fruitore

Se passiamo alla letteratura (romanzi, poesie, racconti, poemi), tutti ricordano l’aforismo di Flaubert Madame Bovary c’est moi: l’autore è consapevole che nella creazione del suo personaggio ha “pescato” in sé stesso, nei suoi meandri psichici più nascosti.

I libri curano, non c’è dubbio, e aiutano a diventare migliori e più consapevoli.

Tramite il rapporto che nasce tra il lettore e i personaggi, la riflessione sui loro pensieri, le loro idee, l’osservazione dei loro comportamenti si attua un processo di svelamento e comprensione della propria interiorità. Tale processo si chiama catarsi (dal greco kátharsis “purificazione”): termine mutuato dal teatro greco, significa che vediamo un nostro blocco, problema, timore rappresentato e risolto da altri (sul palcoscenico), in questo modo, proteggendoci da possibili sofferenze, riusciamo a liberarci da quel peso.

“Anch’io la penso così”, “E’ capitato anche a me”, “In fondo non ha torto Y, succede di odiare così tanto da voler uccidere”: a chi non è capitato, leggendo, di avere pensieri simili? Come se stessimo interagendo persone vive, anzi no, in carne e ossa, perché i personaggi sono vivi, ma ne parleremo.

Non è possibile rimanere indifferenti all’arte. Quello che vale per i libri, è vero un po’ per tutte le arti, cinema compreso, perché la creatività nasce dal profondo, e, essendo ribelle e indipendente, riesce a svelare quello che si cela dietro il velo di Maja (il velo che secondo il filosofo Schopenauer ci impedisce di conoscere la realtà).

La prima volta che vidi il quadro Donna con il parasole (o La passeggiata) di Claude Monet all’improvviso sentii una brezza sul volto e mi trovai nel quadro, sull’erba, al sole osservando una figura bianca di luce. Mi ci volle un attimo per riprendermi, finito l’effetto. Scoprì così la cosiddetta Sindrome di Stendhal, ossia la sensazione di essere dentro l’opera d’arte, di provare emozioni amplificate e percepire elementi dell’opera su sé stessi.

Tramite il rapporto che nasce tra il lettore e i personaggi, la riflessione sui loro pensieri, le loro idee, l’osservazione dei loro comportamenti si attua un processo di svelamento e comprensione della propria interiorità. Tale processo si chiama catarsi (dal greco kátharsis “purificazione”): termine mutuato dal teatro greco, significa che vediamo un nostro blocco, problema, timore rappresentato e risolto da altri (sul palcoscenico), in questo modo, proteggendoci da possibili sofferenze, riusciamo a liberarci da quel peso.

“Anch’io la penso così”, “E’ capitato anche a me”, “In fondo non ha torto Y, succede di odiare così tanto da voler uccidere”: a chi non è capitato, leggendo, di avere pensieri simili? Come se stessimo interagendo persone vive, anzi no, in carne e ossa, perché i personaggi sono vivi, ma ne parleremo.

Non è possibile rimanere indifferenti all’arte. Quello che vale per i libri, è vero un po’ per tutte le arti, cinema compreso, perché la creatività nasce dal profondo, e, essendo ribelle e indipendente, riesce a svelare quello che si cela dietro il velo di Maja (il velo che secondo il filosofo Schopenauer ci impedisce di conoscere la realtà).

La prima volta che vidi il quadro Donna con il parasole (o La passeggiata) di Claude Monet all’improvviso sentii una brezza sul volto e mi trovai nel quadro, sull’erba, al sole osservando una figura bianca di luce. Mi ci volle un attimo per riprendermi, finito l’effetto. Scoprì così la cosiddetta Sindrome di Stendhal, ossia la sensazione di essere dentro l’opera d’arte, di provare emozioni amplificate e percepire elementi dell’opera su sé stessi.

Oggi si fa specificatamente o meno riferimento a questa pratica, alla Biblioterapia. Ritengo che pur essendo alla portata di tutti, all’inizio servano conoscenze specifiche e supporto di esperti. Si può fare Biblioterapia discutendo del libro, liberamente, scrivendo le impressioni ricavate, creare un gruppo di lettura, esercitando la scrittura, facendo per esempio parlare il personaggio che ci ha maggiormente colpito.

Per fare ciò bisognerebbe almeno avere una infarinatura delle regole che sottostanno alla composizione narrativa, sapere come riconoscere le tematiche maggiori e i richiami che l’opera lancia alla nostra anima. Inoltre, almeno per iniziare, serve una persona esperta che faccia da moderatore o da apripista.

Personalmente ho affidato ai libri la mia guarigione più volte, per uscire da crisi profonde, per rinascere e cominciare un percorso nuovo.

Per molti anni ho cercato di insegnare quello che sapevo ai miei studenti. Oggi, dopo lo scempio che è stato fatto delle istituzioni scolastiche, ho deciso che è meglio condividere le mie conoscenze con persone che ne hanno bisogno, che vogliono conoscere sé stesse, che vogliono essere più felici, o semplicemente felici e appagate. Ci sono riuscita io, quindi non vedo perché non possiate riuscirci voi. Come in tutte le conquiste ci vuole volontà, fermezza e impegno, qualche sacrifico, piccolo, molto entusiasmo.

Il mio contributo

Ho scritto un libro, Un libro per guarire. Quando leggere cura l’anima. Nell’introduzione spiego il motivo del titolo, che nasce dalla mia esperienza. In fondo a questo post trovate il link per scaricare un estratto gratuito, e anche il link per acquistare il libro se vi fa piacere. Servirà, spero, a farvi conoscere meglio me stessa e avere esempi su cosa voglia dire fare Biblioterapia.

È mia intenzione in questo spazio che chiamo Biblioteca dei libri dell’anima mostrare anzitutto le diverse parti che costituiscono un testo artistico scritto; guidare per quanto è possibile a scoprire le interrelazioni nascoste che percorrono le narrazioni e che sono gli agganci con l’inconscio, e infine capire perché quel libro può aiutare o ha aiutato.

Come potete vedere nel menù, questa sezione consta di due sottosezioni, una dedicata ai disturbi dell’alimentazione, l’altra ai passi che percorre una donna che emerge, che esce cioè dai ruoli imposti dall’ambiente in generale. Sono due temi che mi stanno molto a cuore e sottilmente autobiografici.

Per oggi mi fermo qui, vi lascio con un Consiglio di lettura E venne chiamata due cuori, di Marlo Morgan. Ci vediamo alla prossima.

Un libro per guarire. Quando leggere cura l’anima, Anna Ferrari. ACQUISTA

[Nel prossimo post parleremo del libro: Novel cure, o Curarsi con i libri: Rimedi letterari per ogni malanno,  di Ella Berthoud]