Cosa dicono di me

 

Recensioni Insondabile destino

 

 

 

Francesca Ghiribelli

Scrittrice, poetessa 

Devo dire che è sempre più difficile trovare libri così. Era davvero tantissimo tempo che da recensore accanito non avevo il piacere e l’onore di trovare un romanzo particolare, come questo: una storia ricamata nella storia, una trama che attraversa i secoli per dare vita a una ragnatela sinuosa di vicende ricche, avventurose, piene di sentimento ed emozioni contrastanti.

L’autrice sa il fatto suo, oltre ad avere talento, conoscenza, ha anche una gran inventiva, riuscendo però a creare trame intricate, nozionistiche e al contempo è capace di non perdersi nella trama stessa, senza far trovare al lettore punti di debolezza o lacune narrative. Tutto, anzi è studiato nei minimi dettagli, perché specialmente nella scelta fatta in questo romanzo, che racchiude tanti generi libreschi, è stata capace a intervallare una storia contemporanea veramente singolare con una relativa ad uno dei più antichi popoli mai esistiti, i Celti.

La storia ci presenta Beatrice, una ragazza deliziosa, che ricorda una figura eterea per la sua delicata essenza, ma al contempo racchiudendo un carattere metodico e preciso nel suo lavoro di semiologa e linguista. Per una professionista come lei, ritrovarsi fra le mani un taccuino in lingua celtica, è un vero tesoro, soprattutto per un popolo così arcaico da sempre conosciuto per la sua credenza nella trasmissione del sapere soltanto tramite la memoria dei fatti e non grazie alla scrittura.

La Ferrari dimostra di essere un’autrice curiosa e prima di creare la stesura dei suoi romanzi cerca di documentarsi il più possibile su ogni aspetto che va ad analizzare nella sua storia.

Ma alla scrittrice non bastano i Celti, perché unisce la storia d’amore protagonista anche all’antica Russia, altrettanto affascinante come altra ambientazione della trama.

Anche qui dimostra ampia conoscenza del mondo sovietico a livello storico, sociale, paesaggistico, culturale e folcloristico. Un’avventura fatta d’amore, di delusioni, vittorie e sconfitte sarà quella che Beatrice scoprirà nella traduzione del taccuino ritrovato. Una storia sentimentale che vede protagonisti Gwyny, una dolce ma decisa ragazza celtica che sta per diventare druidessa, e Liam, un druido, giovane e affascinante ben rispettato dalla sua tribù.

E le storie d’amore travagliate ci piacciono, quegli intrecci che si sanno far disperare e aprendo il libro ci fanno scendere qualche lacrima intervallata da un sorriso di emozione.  Un’avventura percorsa da alti e bassi, misteriosi segreti, dove anche la magia dà il suo notevole contributo.

In mezzo alle pagine del taccuino inoltre l’antica storia d’amore si lega a quella contemporanea tra Beatrice, che incontra Niccolò Malcovati, uomo aitante e studioso di slavistica.

È anche benestante, proviene da una famiglia di antiquari che gli hanno dato modo di vivere contornato da singolari oggetti di valore e di ogni nazionalità, nonché di abitare in un’antica villa settecentesca.

La Ferrari pur mettendo a confronto storie d’amore così diverse e in epoche così lontane riesce a renderle simili nella loro morale, ma genialmente distinte nella loro strutturazione temporale romanzesca e romanzata. Il rapporto inoltre tra Beatrice e Niccolò sarà inizialmente delicato e più mentale, in seguito la passione esploderà sempre narrata in modo elegante e garbato.

Il punto cruciale del romanzo della Ferrari è l’unione delle due figure femminili di Beatrice e Gwyny, perché nonostante i secoli che le dividano, alla fine con la forza, tenacia ed energia sorprendono il lettore. Grazie al loro volere riescono a sondare il destino con la mente e a scoprire il segreto per vivere una vita nella sua completezza.  

Raffaella Maccarini

Autrice

Ho iniziato a leggere questo libro attratta dalla copertina…sin dalle prime pagine ho sentito un’incredibile desiderio di arrivare alla fine il più velocemente possibile. La storia della famiglia di Gwyny, del suo amore per Liam, della loro forza, del loro desiderio e necessità di stare sempre insieme legati da un sentimento fortissimo, unico… Beatrice coinvolta nel decifrare le parole di Gwyny scritte in un libricino dove raccontava tutta la sua vita… Beatrice e Niccolò, un amore negato per paura… Oonagh, sorella di Gwyny, divorata da un odio incontrollabile che rinsavisce quando oramai è troppo tardi… È un libro sensazionale, coinvolgente sotto ogni punto di vista… Una storia struggente e emozionante in ogni pagina… Mi è piaciuto in modo indescrivibile…

Giulio Sacchetti

La presentazione dell’opera è davvero stimolante. Lettura consigliata

 

Giuseppe Bretta

 Trama interessante. Mi piace quando protagoniste sono le donne. Bello

Angelarosa Weiler

Autrice

Un libro fantastico, nel senso più ampio del termine. Fantastica la minuziosa descrizione di una cultura lontana nel tempo e nello spazio, il mondo dei Celti, con i suoi miti, le sue leggende, la descrizione dei paesaggi e del clima della verde Irlanda dell’alto medioevo. Fantastica la trama, nella quale la narrazione di eventi e personaggi niente affatto attuali si interseca con uno scenario contemporaneo che, per un’intellettuale come me, è altrettanto fantastico: l’ambiente accademico finalizzato alla ricerca ed alla speculazione nelle discipline umanistiche. Fantastici i personaggi che popolano quest’ultimo contesto: un luminare universitario appassionato di magia, leggende, segni e simboli; due cattedratici, un uomo ed una donna, entrambi caratterizzati da un’immensa cultura, che uniscono i loro sforzi in modo tale da pervenire alla risoluzione di un mistero arcaico e si ritrovano loro stessi uniti in una relazione affettiva dalle alterne vicende; una giornalista di chiara fama, desiderosa di una sempre maggiore visibilità, che si presta ad un inganno culturale pur di lusingare se stessa ed i soggetti ai quali è legata in questo sgarbo al sapere. A dispetto di ogni tentativo di raggiro finalizzato all’acquisizione di potere e di prestigio personale, la verità assoluta, scritta e descritta in epoche lontanissime dalla giovane e bella Gwyny, druidessa illuminata ed innamorata, è destinata a rifulgere, così come era stato previsto dalla mente di infinito amore che quel compito le aveva assegnato: scrivere di un mondo in cui la parola vergata era evitata con sospetto per timore di un cattivo uso della conoscenza, la quale era trasmessa oralmente da ogni Maestro ai propri allievi iniziati. Scrivere affinché tale conoscenza potesse un giorno lontano raggiungere coloro che sarebbero stati in grado di interpretarla e divulgare un sapere antico in modo consono.
Il filo conduttore che unisce queste due situazioni così distanti fra loro in tutti i sensi è la potenza degli umani sentimenti: amore ed odio, empatia e rancore, apertura di cuore ed invidia, altruismo ed egoismo. La caratteristica che domina in queste pagine è l’importanza del sapere, il bene più prezioso per l’intelletto umano, la chiave che permette di aprire ogni porta ed addentrarsi nei più sottili e misteriosi campi dello scibile.
Il fascino del rapporto sovrannaturale che avvicina gli esseri umani eletti alle forze della natura descritto dalla druidessa Gwyny è innegabile. Parimenti innegabile è l’acutezza dello scandaglio operato dalla mente razionale dell’altra protagonista femminile, la risoluta e solitaria Dottoressa Sensi; una mente che fa sì che ogni momento di abbandono, di trasgressione, sia immediatamente messo da parte, onde mantenere al centro l’integrità della logica cerebrale.
Le scoperte che via via si intravedono e prendono consistenza nello svolgimento della trama rendono la lettura interessante e sempre sbalorditiva, l’attenzione e la curiosità del lettore sono costantemente stimolate pagina dopo pagina. Le rivelazioni inattese, i colpi di scena si susseguono. E’ davvero impossibile annoiarsi avendo tra le mani una simile lettura.
Lo stile con il quale l’autrice scrive il suo romanzo è gradevole, armonioso, scorrevole ed ineccepibile. Il continuo alternarsi delle due situazioni, la vita vissuta in Irlanda dalla druidessa Gwyny e l’esistenza movimentata e cosmopolita della Dottoressa Sensi, è proposto in modo equilibrato e coerente. Nell’insieme, quest’opera letteraria rappresenta una lettura piacevolissima ed avvincente, adatta ad un vasto pubblico e fortemente raccomandata dalla sottoscritta.

Alessandra Farinola

Caporedattore Mangialibri.com

Giorni nostri. La professoressa Beatrice Sensi è una donna bella ed elegante, specializzata in semiotica, simbologia e psicologia ed è innamorata del suo lavoro di insegnante e ricercatrice all’Università. Spesso la ricerca la porta a collaborare con il titolare del dipartimento di Slavistica, lo stimato professor Bazzarenti, particolarmente interessato al linguaggio magico, alle simbologie misteriose, alle connessioni tra i segni linguistici, pittorici e musicali. Di indole riservata e solitaria, è più facile vedere la Sensi portare tomi pesanti e polverosi lungo i corridoi dell’Ateneo che fermarsi a chiacchierare con i colleghi, e questo è uno dei motivi per i quali se ne distingue abbastanza. Quel giorno, come d’abitudine, è andata al bar del primo piano più tardi rispetto all’ora di pranzo per gustarsi in pace un’insalata di cereali e dare un’occhiata alle notizie del giorno. Mentre scarta distrattamente le tragedie e le solite questioni politiche e finanziarie, qualcosa attira la sua attenzione: “Nuovi ritrovamenti archeologici, risalenti al tempo dei Celti”. La notizia è particolarmente interessante perché i ritrovamenti sono avvenuti ai confini con la Pannonia, odierna Ungheria, ma provengono da molto lontano, certamente dall’Irlanda. Beatrice decide di parlarne immediatamente a Bazzarenti il quale le suggerisce di realizzare una ricerca comparata sulla mitologia celtico-irlandese e quella slava, russa nello specifico; potrebbe esserle certo d’aiuto consultare il professor Malcovati, esperto di folclore russo. Non è affatto una cattiva idea, pensa Beatrice. Non vede da qualche anno Niccolò Malcovati ma se lo ricorda bene quell’uomo decisamente affascinante, forse un po’ troppo snob ma galante, “un perfetto mélange di moderna antichità che gli permette di avere sempre molteplici punti di vista sui fatti e sulle persone”. Irlanda, circa 1000 anni a.C. Ynyr è un druido, un personaggio importante nel suo villaggio e vive in una capanna con sua moglie Una e la loro primogenita Gwyny. La ragazzina ha più o meno nove anni ed è sveglia ma, al contrario delle sue coetanee che hanno già altri interessi, preferisce scorrazzare sulle verdi colline intorno al villaggio con l’adorato cagnolino Axl. Una sta per dare alla luce un altro figlio ma cattivi presagi hanno già fatto visita a suo marito, c’è qualcosa che non va, qualcosa di brutto sta per accadere ma il potere del druido non può nulla per impedirlo. Un giorno Gwyny è sola con sua madre che canta sommessamente una nenia accarezzandosi il ventre prominente, all’improvviso si accorge che lei sta male e perde sangue e subito manda Axl a chiamare suo padre. Ma nemmeno il potente druido può aiutarla. Riesce soltanto a fare in modo che, con un incantesimo, sua moglie prima di morire faccia nascere la loro secondogenita. Alla cerimonia di sepoltura ci sono soltanto loro due, Gwyny e Ynyr, perché il dolore è un fatto privato; ci sarà tempo per dare la triste notizia agli altri. Durante il sacro rito la bambina vede qualcosa di strano, un velo fluttuante che sagoma il corpo di una donna, sua madre, e poi le parla. “Tu sarai la memoria e il futuro. Sarai colei che sa squarciare il velo e vedere la luce”. Prima di scomparire, la visione le consegna un curioso oggetto rettangolare ricoperto di pelle di daino, contenente finissime pezze di pelle di pecora. Cosa lega Beatrice e Gwyny, così lontane nel tempo e nello spazio? Cosa è questo strano oggetto che l’ombra di Uma ha consegnato a sua figlia?

Anna Ferrari, milanese, insegna inglese in un liceo e all’improvviso – “come un fuoco che si appicca dopo che la brace ha covato per un po’ sotto la cenere”, come ha spiegato lei stessa – è approdata alla scrittura. Dopo qualche altra pubblicazione, ispirata durante una passeggiata con il suo adorato cagnolino Hazel, scrive Insondabile destino, romanzo che ha per protagoniste due figure femminili forti e intense, legate da un filo invisibile attraverso i secoli. Anna Ferrari tesse questo filo in parallelo per dipanare le loro storie fino a congiungerle e a farne un racconto ricco e fascinoso. La passione che l’autrice ha confessato nei confronti dei miti e delle fiabe la accomuna certamente a una delle due protagoniste, la professoressa Sensi, che ha tutta l’aria di essere anzi una specie di alter ego letterario della stessa Ferrari. Una passione che si riversa e viene, per contro, evidenziata dalla ricchezza di informazioni, nozioni e notizie che infarciscono la narrazione e denunciano, in aggiunta, un approfondito lavoro di documentazione e ricerca storica, archeologica e letteraria. Sarebbe davvero interessante sapere quanto tempo è stato dedicato a questo lavoro certosino che si estende soprattutto ad approfondimenti riguardo una civiltà estremamente affascinante e, per molti versi, ancora misteriosa quale è quella dei Celti, nome generico con il quale si comprendono le tribù, appartenenti ad un unico ceppo, che abitarono gran parte dell’Europa e dell’Asia Minore tra il VIII secolo a.C. e il II secolo d.C. e che (occorre dirlo) effettivamente si spinsero – mescolandosi con le popolazioni locali – anche in Pannonia e persino più in là ad est. Un lavoro di documentazione apprezzabile che ha permesso all’autrice di scrivere un romanzo denso, di piacevole lettura e certamente interessante per chiunque si interessi di questo antico popolo.

Nicole Sesto

Studentessa di Giurisprudenza

Ci tengo a darle le mie impressioni e, forse, a farle qualche domanda di curiosità a cui spero potrà rispondere.
Ho iniziato a leggere “Insondabile destino” tre giorni fa ed è stato impossibile fermarsi!
Mi è sembrato di vivere in prima persona la triste morte di Una e il percorso di vita di Gwyny oltre che quello accademico, ho vissuto con immenso trasporto l’amore che la lega al padre ma da grande romanticona ho sperato in un amore come quello con Liam! La descrizione della sua morte mi ha toccata molto lasciandomi un non so che di malinconico, con la consapevolezza, però, che il grande amore vissuto dai due è rimasto intatto e invincibile nonostante la forza oscura di Oonagh (la quale, non lo nascondo, ha avuto ciò che meritava!)
Al tempo stesso il rapporto tra Beatrice e Niccolò mi ha tenuto sulle spine fino all’ultimo, due persone così diverse ma simili al tempo stesso, orgogliose e determinate a perseguire i loro obiettivi. Ho particolarmente apprezzato la cura nelle descrizioni di ogni loro momento assieme e mi sono divertita ad immedesimarmi in una Beatrice che spera, un giorno, di trovare il suo Malcovati.
Una cosa però mi ha lasciata con l’amaro in gola, ossia il fatto che la loro storia d’amore non si sia coronata, forse per mantenere saldo il legame tra Gwyny, -la quale non è riuscita a realizzare il desiderio irrefrenabile di una vita con Liam-, e Beatrice stessa? D’altronde se ci penso, mi viene in mente solo questo: due destini lontani nel tempo ma accomunati.
La domanda che più mi preme farle è la seguente: se dovesse pensare ad un proseguimento della storia tra Beatrice e Malcovati, lei come li vedrebbe? Dopo essersi visti di sfuggita, ricomincerebbero a frequentarsi e a deporre, una volta per tutte, le loro paure? Oppure continuerebbero la loro vita ognuno per la propria strada?
Forse la risposta è tutta nell’idea di Malcovati di ritentare “in uno dei prossimi giorni”, ma non si sa mai.
Ad ogni modo, sono molto contenta di aver letto il suo romanzo, è stato un ottimo compagno in questi giorni in cui sono ricoverata all’ospedale per accertamenti neurologici, peccato solo di non aver resistito alla curiosità e di averlo terminato prima della fine della mia permanenza qui!
Le faccio i complimenti e in un certo senso la ringrazio, spero di non averle arrecato disturbo e, soprattutto, spero che potrà rispondere alle mie curiosità quando ne avrà il tempo
Spero stia trascorrendo una magnifica estate, le mando un saluto grande, arrivederci prof!

Recensioni Piccole Narrazioni

FINALMENTE IL BOOKTRAILER DI PICCOLE NARRAZIONI!

Visitate anche la Fiera del libro online a questi link:

– home page del Portale e nella Galleria dei Libri in Fiera:

https://www.manualedimari.it/portale/galleria

 – Blog d’Autore:

https://www.manualedimari.it/portale/autori/anna-ferrari

Troverete una recensione di Piccole narrazioni e tanti interessanti contenuti!

 

Tatiana Vanini

Libri e recensioni.com

Otto racconti compongono un’antologia che regala al lettore tanti spunti di riflessione, ma anche brividi, tensione, paura. “Piccole narrazioni” sono storie diverse tra loro, rappresentano un danzare tra i generi letterari che avvince e soprattutto convince.
Anna Ferrari ha una scrittura scorrevole e ritmata, capace di scavare nell’intimo, portando alla luce pensieri intensi ed anche struggenti; al contempo, quando la trama si tinge di elementi soprannaturali, anche horror, la tensione è palpabile, l’interesse catturato e tenuto stretto fino all’ultima riga.
Sempre corrette, le parole sono eleganti, vibranti, fortemente descrittive ed accattivanti. I racconti che si vanno a incontrare sono fonte continua di sorpresa, perché non si possono fare previsioni sugli argomenti trattati, resta solo la piacevolezza di calarsi nella narrazione e lasciarsi guidare dall’autrice.
“Piccole narrazioni” si apre con una suggestiva introduzione dove Anna Ferrari ci parla un po’ di sé, di come vive la scrittura e lascia alcuni cenni sintetici di quello che si andrà a leggere a breve. E’ un modo garbato per dare il benvenuto nella propria sfera creativa, un presentarsi prima che la voce passi alle opere.
Negli scritti più introspettivi, dove vengono esplorati vari argomenti come l’amore verso gli animali e lo stupore per le loro azioni, il rapporto tra insegnanti, il metodo didattico e gli studenti, il legame tra genitori e figli e finanche l’importanza dei ricordi e della memoria, si presenta una perfetta fusione tra quelli che potrebbero essere momenti dettati dall’esperienza diretta di chi scrive, e ciò che proviene dalla pura inventiva e/o maturazione di eventi sui quali ci si è soffermati a riflettere. Sono capitoli molto belli, quelli donati da questi racconti, che nella loro semplicità sono interessanti e assolutamente profondi, invitano alla meditazione.
Quando si potrebbe pensare che tutti i racconti vertano su queste tematiche, ecco comparire storie di suggestione fantastica, legate al mistero e perfettamente incastonate nella suspense. Dal pensiero si passa nella dimensione dell’emozione, della scossa di adrenalina, di tutto ciò che si trova oltre il velo della realtà, al di là della concretezza accettabile: sono incubi, sono brividi, deliziosi momenti che fanno sobbalzare.
Grazie a questa commistione di generi, mescolati senza uno schema rigido a imbrigliarli, “Piccole narrazioni” rivela dinamismo, potenza espressiva e la possibilità di interessare un ampio pubblico, amante di diversi generi.
I personaggi, diversi tra loro e immersi in mondi intorno a loro costruiti, sono perfetti compagni dotati di credibilità e personalità.
“Piccole narrazioni” un’antologia breve e folgorante!

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